Come per le leggi fisiche, sono i principi a costituire il cuore di ogni modellizzazione della natura e da questo discorso non si svincola il floorball.
Questo aspetto è ormai ritenuto pressoché evidente per quel che riguarda l’organizzazione del gioco di attacco dove, in virtù di sistemi difensivi ben allocati e che svolgono le loro funzioni con buona sincronia ed efficacia dei gesti tecnici e dei movimenti, si rende necessaria una continua reinterpretazione delle situazioni di gioco per affrontare adeguatamente lo spettro dei possibili scenari. Il continuo riadattamento delle scelte di gioco di un giocatore in fase di possesso è ovviamente ricondotto al giocatore stesso, il quale non può comunque venir meno alla necessità di fornire una valutazione in un tempo ridotto. Si rendono pertanto necessarie delle pre-interpretazioni dei principi che costituiscono lo scopo o i fondamenti dello scopo della strategia tattica.
I principi del gioco non vanno intesi come una sotto-componente della strategia del gioco complessiva in quanto alcuni di questi principi potrebbero essere scorrelati ed estranei a quelli strutturalmente adottati all’interno della strategia stessa. Alcuni di questi potrebbero preparare le condizioni ambientali per la strategia, così come essere inclusi direttamente nella medesima.
Talvolta, non lavorare su principi a contorno può comportare l’implosione della strategia in quanto la situazione specifica che si va a ricercare subirà una drastica riduzione in termini di riproducibilità.
Esempio di principio indiretto
Poniamoci nel caso di una logica banale: è consuetudine, fatta eccezione per alcune transizioni specifiche, fare fede alla ricerca di una strategia complementare a quella dei difendenti, non da intendersi come opposta in quanto non ne condivide il fine, durante le situazioni di gioco standard.
In questo episodio banale ma non riduttivo abbiamo il tentativo della squadra in possesso di sfruttare in ampiezza gli spazi lasciati dagli avversari. La chiara strategia dei difendenti è quella di mantenere le linee di gioco molto strette da non permettere passaggi in diagonale che taglino il campo o , peggio, che permettano l’incursione del possessore. In questo scenario l’obiettivo è di alzare gradualmente il baricentro della disposizione della squadra fintanto che giocatore A riesce a controllare o a “sporcare” la linea di passaggio diretta che permetterebbe a giocatore 2 di attaccare lo spazio. Il gioco tra giocatore 1 e 3 viene permesso per non forzare eccessivamente la dinamica dei possessori e costringerli ad uscire da quella situazione specifica. Successivamente, giocatore A ha l’obiettivo di attaccare direttamente il portatore di palla (giocatore 1) dopo essersi completamente frapposto lungo la linea di passaggio che lo congiunge a giocatore 2.
Viene da chiedersi: pur volendo sfruttare la dinamica di gioco in ampiezza e pur non ricercando il superamento di una delle linee dei reparti dei difendenti, possiamo esimerci dal giocare un 2vs1?
Chiaramente la risposta è “No”.
Questo esempio dovrebbe evidenziare come pur avendo una strategia di gioco che non comprende la ricerca di duelli, possiamo essere ugualmente costretti a dei principi di gioco che preparano il terreno e permettono la realizzazione della nostra strategia. Vincendo questo duello possiamo verosimilmente giocare la palla velocemente lungo la componente orizzontale e poi verticale del campo, costringendo gli avversari ad un doppio e rapidissimo riadattamento.

E’ molto più evidente ricondurre questi meccanismi ai principi direttamente interconnessi.
Quale principi allenare?
Tutti e nella misura proporzionale a come si presentano nel gioco o alla loro importanza. Molti di questi principi vengono spesso sollecitati dagli small sided games, anche se questi devono saper essere pianificati secondo rapporti opportuni di spazio-tempo e con alcuni posizionamenti vincolati che possono arricchire il linguaggio tecnico.
In uno scenario che sia verosimile si tiene sempre conto dell’azione minima che conserva la massima potenza nonostante l’atto. Come esempio per questa affermazione possiamo richiamare il caso in cui un giocatore deve saper attuare il passaggio più funzionale possibile, nel tempo e nello spazio minore possibile, preservando la possibilità di essere pronto nell’immediatezza a ricevere un nuovo passaggio o a compiere un altro obiettivo (conquista dello spazio).
Entrano quindi in gioco sotto-principi legati al posizionamento e alla tecnica di base, alla capacità oculo-manuale di reazione e al grado di coordinazione del busto e delle gambe rispetto al bastone.
Certamente ci si deve allontanare da una pianificazione dell’allenamento che prevede esercizi di attivazione tecnica compartimentati rispetto a dinamiche reali di gioco, come possono essere ad esempio esercizi che prevedono tiri da fermo già in situazioni di possesso. Una visione categoriale dell’allenabilità della tecnica di base è retrograda e disfunzionale.
Si deve abbandonare anche l’idea di lavorare situazioni specifiche tattiche “da fermo”. Piuttosto bisogna aggiungere principi di gioco negli esercizi di possesso che possano prima essere elaborati da strutture di 3/5 o 4/5 dei giocanti e poi estese su un gioco 5vs5. In questa direzione, il floorball offre una quantità infinita di spunti.

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